Comunicazione Nonviolenta: crescita personale e crescita spirituale
di Giacomo Barletta
Gli accidenti della vita, la vita stessa mi spinge a crescere psicologicamente. A bilanciare, armonizzare, completare la mia personalità.
È un passaggio che ho sperimentato necessario per la mia evoluzione personale.
Nello stesso tempo sono attratto da una concezione spirituale. E la crescita spirituale parte da un approccio diverso. Lo Spirito, eterno e completo, si incarna nel corpo e ne rappresenta l'inizio e il fine. E la crescita spirituale è in realtà un ri-cordare, un riportare al cuore e alla coscienza il fine del nostro essere. Quindi crescita personale e crescita spirituale sono diverse.
Quella spirituale, in genere, inizia con quella personale ma ad un certo punto quest'ultima non basta più. E per accedere al mondo invisibile è necessario lasciare la personalità, disidentificarsi e accedere al mondo senza forma, senza spazio e tempo, senza causalità.
Io mi trovo in questo passaggio, traghettare dal mondo concreto della razionalità e della logica, del fare, al mondo evanescente dell'anima, delle intuizioni, del lasciarsi andare. Ne sono attratto e ne ho paura. E voglio continuare a usare la vecchia, cara, Cnv, e ne voglio sperimentare l'aspetto spirituale. Voglio trovare il linguaggio adatto per ascoltare, accogliere ed accettare la voce dell'anima, la voce dell'invisibile. E quindi sono stato attratto dal libro “Il codice dell'anima” di Hilmann1 .
I mondi degli invisibili
Hilmann elabora la “teoria della ghianda”. L'idea che “ciascuna persona sia portatrice di una unicità che chiede di essere vissuta e che sia già presente prima di essere vissuta. Prima della nascita l'anima di ciascuno di noi sceglie un’ immagine, un disegno che poi vivremo sulla terra e riceve un compagno che ci guidi, un daimon, che è unico e tipico nostro. (…) Nel venire al mondo dimentichiamo tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine”.
Quindi, per Hilmann, il nostro destino, il nostro essere, dipende non solo dalla genetica e dall'ambiente, ma anche dall'anima e dal suo daimon, due invisibili .
La mia crescita dipende quindi dalla capacità di guardarmi dentro, di entrare in contatto con una dimensione diversa di spazio e di tempo e con una dimensione priva di causalità. Non basta la visione circoscritta della personalità, ma occorre ascoltare e accettare l'anima, la ghianda appunto. Occorre lasciare la navigazione sotto costa e avventurarsi in mare aperto.
La Comunicazione Empatica Nonviolenta mi fornisce gli strumenti per far ciò. Mi invita ad andare verso il campo di Rumi. “Là fuori/oltre a ciò che è giusto e sbagliato/esiste un campo immenso./Ci incontreremo là”. E per superare il muro del giusto e dello sbagliato, il muro dei giudizi Rosenberg inizia i quattro passi dall'Osservazione. Mi invita a lasciare sulla riva del fiume giudizi e credenze e a tuffarmi nella corrente della Vita che scorre dentro di me. E per poter nuotare libero e leggero, mi spinge a uscire dai ruoli e dai pregiudizi e ad accettare ciò che è qui e ora. “... non ho mai visto un cuoco; ho visto una persona che mescolava ingredienti che poi avremmo mangiato, una persona che girava una manovella e sorvegliava il forno che cuoceva la carne, ho visto queste cose ma non ho mai visto un cuoco”.
Al di là della semplicità apparente, Rosenberg mi invita a disidentificarmi dai ruoli e dalle credenze dell'ambiente e a guardarmi dentro. Gradualmente ho imparato a indirizzare le domande a me stesso, a valorizzare il mio sé e a non restare in balia degli stimoli esterni. Ho imparato a riprendere il potere su me stesso e questo mi ha donato un senso di pienezza. Poi man mano ho avvertito la spinta a uscire dalla visione ristretta del sé personale. Ho iniziato a concepirmi come interconnesso alla rete dei viventi, ad aver fiducia che lo Spirito esiste, non so bene dove e come, nel mio corpo. Gradualmente son passato da una ricerca personale ad una ricerca spirituale, superando i dubbi e un certo laicismo, lasciatomi in eredità dalla disillusione delle religioni tradizionali.
Ancor oggi ho ritegno ad usare la parola Dio poiché mi ricorda il dio che giudica e punisce, che mi costringe a seguire i suoi intermediari, che mi spinge, in nome di una falsa umiltà, a disprezzarmi. E Rosenberg mi ha aiutato a trovare un modo di sentirlo dentro di me.
“Ho bisogno di un modo di concepire Dio che possa funzionare per me; ho bisogno di altre parole o modi per vederne la bellezza e la potente Energia. Così il mio nome per Dio è 'la mia Amata Energia Divina'. Per qualche tempo ho fatto riferimento ad essa semplicemente con il termine 'Energia Divina', poi ho iniziato ad interessarmi ad alcune religioni orientali, a leggere alcuni poeti orientali e ho apprezzato il modo in cui stabiliscono una connessione personale e amorevole con questa Energia. Ho trovato che chiamarla 'Amata Energia Divina' ha per me un significato speciale. Per me questa 'Amata Energia Divina' è Vita, vuol dire collegarsi alla vita”.
Da tempo mi ero allenato a sentire l'energia dentro di me tramite la pratica dello Yoga. Ma con Rosenberg questa energia, diciamo fisica, ha iniziato a colorarsi di sfumature, di emozioni, di concretezze, di volti, di possibilità di cambiamenti nel quotidiano. E soprattutto di amorevolezza e di senso di umana famiglia.
Implicazioni pratiche.
La teoria della ghianda di Hilmann e l'amata energia di Marshall mi hanno condotto al linguaggio sussurrato del mondo invisibile. Ho difficoltà ad ascoltarlo stordito dal chiacchiericcio dei pensieri, preso dall'abitudine a fare, dominato dalla tirannia del tempo. Ho difficoltà ad accogliere ciò che mi appare sbagliato, disagevole. Stento a mollare la resistenza alla realtà che accade, a mollare la spinta a controllare. Ho comunque deciso di accettare la sfida e le parole seguenti mi son state di conforto:
“gli esseri umani non possono “sistemarsi” l'un l'altro. Dio abita dove lo si lascia entrare. C'è una energia straordinaria che è sempre presente e che sistema le cose. Questa energia sistemerà sempre le cose per le persone. Quando abbiamo “orecchie da giraffa” questa energia può agire attraverso di noi. Quando pensiamo che spetti a noi trovare la soluzione, non permettiamo a questa meravigliosa energia di agire” (Rosenberg).
E quando, anche se per pochi attimi, ci riesco, dentro me scende una calma leggera, una soffice tiepida calma. Il corpo, contento della immobilità del non agire, sente il suadente invito delle sue profondità, oltre ogni forma. “Sai cosa sei? Sei un manoscritto di una lettera divina. Sei uno specchio che riflette un volto nobile. Questo universo non è al di fuori di te. Guarda dentro te stesso, tutto ciò che desideri è già là” (Rumi)