La spiritualità della Comunicazione Empatica Nonviolenta

 di Giacomo Barletta

In questi mesi sono stato attratto da un aspetto, forse non abbastanza considerato, della Comunicazione Empatica: la sua spiritualità. Questo aspetto mi ha permesso una visione più ampia e una serenità di fondo. Pertanto mi fa piacere condividere questo percorso ripercorrendone insieme alcune tappe.

Inizio dal primo passo della Comunicazione Empatica: l'Osservazione.

 

L'Osservazione terreno comune della ricerca spirituale.

Su questo tema ho trovato una sorprendente identità di vedute tra la Comunicazione Empatica e due figure “mistiche” del primo Novecento: Gurdjieff e Krishnamurti.

 

Il primo afferma: ”Il metodo fondamentale per lo studio di sé è l'osservazione di sé. Vi sono due metodi di osservazione di sé. Il primo è l'analisi o il tentativo di analisi cioè il tentativo di trovare risposte  alle domande: “Da che dipende tale cosa e perché  si verifica?”. Il  secondo è il metodo delle constatazioni, che consiste semplicemente nel registrare nella propria mente tutto ciò che si osserva nel momento  presente. L'osservazione di sé non deve con nessun pretesto  diventare analisi. Prima di poter analizzare i fenomeni, anche più elementari, un uomo  deve accumulare sufficiente materiale sotto forma  di  registrazioni. Le registrazioni, risultato di una osservazione diretta di ciò che avviene in un determinato momento, sono il materiale più importante per lo studio di sé.(Gurdjieff).”

Gurdjieff quindi raccomanda di fare un'osservazione senza analisi, come registrazioni, puntuali e ripetute, di ciò che avviene nel qui e ora.

 

Krishnamurti sottolinea come l'osservazione, senza giudizio, ha bisogno di una mente libera, capace di comprendere.“ Per poter osservare il movimento della vostra mente e del vostro cuore, del vostro intero essere, dovete avere una mente libera, non una mente che è d'accordo o no, che prende posizione nelle dispute, discutendo sulle semplici parole... Quando condanniamo o giustifichiamo non possiamo vedere chiaramente, e neanche lo possiamo quando le nostre menti ciarlano senza fine; allora noi non osserviamo ciò che è; guardiamo solamente le proiezioni, che abbiamo creato, di noi stessi. Ciascuno di noi ha un'immagine di quello che crediamo di essere o di quello che dovremmo  essere e quella immagine, quel ritratto, ci impedisce nel modo più assoluto di vedere come realmente siamo (Krishnamurti).”

E quando osserviamo un oggetto senza pregiudizi, senza definizioni, osservatore e cosa osservata diventano una cosa sola.

“Avete mai provato a guardare una cosa oggettiva come un albero senza che comparissero forme di associazione, senza che intervenisse la conoscenza che su di esso avete acquisito, senza pregiudizio, senza giudicare, senza parole che formerebbero  un paravento tra voi e l'albero e che vi impedirebbero di vederlo come realmente è? Provatelo e vedete cosa realmente accade quando osservate l'albero con tutto il vostro essere, con tutta la vostra energia. In una tale intensità troverete che non esiste affatto osservatore; c'è solo attenzione. Solo quando c'è disattenzione allora troviamo l'osservatore e la cosa osservata. Quando guardate una cosa con totale attenzione, non c'è spazio per concetti, formule o ricordi.”

L'osservazione senza giudizi, senza analisi quindi per Krishnamurti e per Gurdjieff ci consente di vedere la realtà così come è, nel qui e ora, nel suo vitale  divenire. E' la porta per superare il velo  delle illusioni, delle proiezioni e per comunicare con lo Spirito. La porta per ritrovare dentro noi stessi la nostra origine divina.

 

Rosenberg riprende consapevolmente  questa tradizione e con il suo atteggiamento pratico fa dell'osservazione il primo dei quattro passi del suo metodo. Con la chiarezza e la naturalezza, che contraddistinguono il suo approccio, costruisce un percorso per entrare in contatto con  ciò che è vivo in noi.

“La prima componente della Comunicazione Nonviolenta richiede di separare l'osservazione dalla valutazione. Abbiamo bisogno  di osservare con chiarezza quello che vediamo, sentiamo o tocchiamo, che influenza il nostro benessere, senza mescolare ad esso alcuna valutazione. La Cnv non ci obbliga ad essere completamente obiettivi e ad abolire ogni giudizio. Ci chiede solo di separare le nostre osservazioni dalle nostre valutazioni (Rosenberg).“.

Quindi Rosenberg concorda con Gurdjieff e Krishnamurti sulla necessità di una osservazione senza giudizi, senza analisi.

“La Cnv[1] è un linguaggio di processo che scoraggia le generalizzazioni statiche e ci invita a fondare le valutazioni su osservazioni specifiche per quanto riguarda il tempo e il contesto (Rosenberg).“ Sembra di sentire le registrazioni di Gurdjieff.

 

Implicazioni pratiche.

Ma cosa mi porta questa coincidenza di temi tra la Cnv e dei ricercatori  spirituali? Cosa ha stimolato in me il guardare all'osservazione come tappa di un cammino spirituale? Come soprattutto ha cambiato il mio quotidiano?

Ho iniziato  a vedere come anche la “semplice” Osservazione ha bisogno di uno profondo contatto con noi stessi.

Se resto alla superficie della mia mente, se resto nella abituale reattività, entro in un cerchio chiuso di pensieri, a volte ricorrenti, e mi allontano dalla vita che scorre dentro di me. Resto prigioniero  di una visione statica e sterile e mi nego la possibilità del nuovo e della creatività. Accetto come realtà i miei pensieri e non sono veramente presente.

 

Ho  bisogno  allora di lasciare la sfera del pensiero e di abbandonarmi nell'oceano del linguaggio non verbale, nei segni tenui e evanescenti del mondo invisibile.

Ho bisogno di rallentare, di utilizzare la percezione e l'accettazione. Ho bisogno della mia presenza. Da qui l'importanza dell'autoconnessione e a volte dell'autoempatia. L'autoconnessione per garantire  la presenza e l'autoempatia  per affrontare le credenze che, come schermi, si frappongono tra me e la realtà che sto vivendo.

 

L'autoconnessione.

Procedo con ordine. Nella autoconnessione della Cnv ho individuato due fasi.

Nella prima mi connetto prima col respiro e poi con il corpo. In questa fase mi affido alla percezione nel qui e ora, mi tuffo nella vita che scorre dentro di me.

Abbandono il mondo delle parole, il linguaggio verbale, la dimensione del pensiero. Ike Lasater raccomanda “ senti i tuoi sentimenti senza nominarli, analizzarli o pensando a loro.[2]

Lascio l'abitudine a reagire automaticamente, a volere sempre il controllo, e mi apro all'ascolto, all'accettazione. Entro nella dimensione di “lasciare che accada”.

Nella seconda fase mi connetto con i bisogni. Vado incontro a loro, lascio che sorgano dal profondo e solo dopo li nomino. Quindi in questa fase la Cnv ritorna al linguaggio verbale, al mondo delle parole poiché ne avrà bisogno nella Richiesta all'altro. Questa è una particolarità della Cnv in cui si allontana dalla tradizione di Gurdjieff e Krishnamurti e delle discipline orientali. Questa tradizione in genere resta nel linguaggio non verbale della visualizzazione, del mantra, della propriocezione.

 

Anche qui nella Cnv non mi accontento semplicemente delle parole che definiscono i bisogni, ma cerco di sentire nel corpo i cambiamenti “chimici”, di immaginare i bisogni soddisfatti, di riviverli con il corpo.

 

Ricapitolando, per raggiungere sentimenti e bisogni mi serve una connessione con la parte più profonda di me, mi serve abbandonare la sfera del pensiero statico e quindi astratto, del giudizio, dell'analisi. Mi serve la presenza mentale, l'osservazione senza valutazione e la fusione  di osservatore e cosa osservata. Senza questo la mia Cnv corre il rischio di diventare un  galateo di buone formule, un cambiamento mentale. Senza questo non potrei trasformare le credenze che ho assorbito dalla società di dominazione. Senza questo non potrei aspirare ad una  evoluzione spirituale.

 

Ho quindi deciso di aggiungere alla mia vita quotidiana un allenamento alla meditazione, alla dimensione  di “lasciare che accada”[1].

 

Prima conclusione.

Aver portato l'attenzione alla spiritualità insita nella Cnv mi ha dato una forte carica, una visione più ampia e una profonda serenità.

Sull'Osservazione ho trovato una identità di vedute tra la Comunicazione Empatica e due ricercatori  spirituali, Gurdjieff e Krishnamurti. Questa scoperta mi ha rafforzato nella convinzione della necessità, per me, di approfondire la connessione con me  stesso.

Pertanto ho dato maggiore importanza alla pratica della autoconnessione e ho quindi aggiunto un allenamento alla meditazione, un allenamento alla dimensione  di “lasciare che accada”.

 

E' per me affascinante iniziare a scoprire che il non intervento può portare chiarezza. Iniziare a scoprire che esiste un modo per ascoltare l'oceano di silenzio che “scorre lento senza centro né principio (Battiato)”. Iniziare a scoprire che dentro di me vive, da sempre e per sempre, l'inimmaginabile, la matrice primordiale, il mondo senza forma.

 

Se è vero che lo Spirito ha parlato con me

prima che mi sia incarnato,

quale meravigliosa gioia sarebbe

sentire il suo sussurro,

dentro me,

nel Silenzio dell'Invisibile 
   continua 

APPENDICE

Allego come esempio di autoconnessione questa autoconnessione estesa proposta da Ike Lasater.

PRATICA DI AUTOCONNESSIONE

 versione estesa


RESPIRO

1. Respira lentamente e approfondisci la tua respirazione.

2. Conta  lo stesso numero su inspirazione ed espirazione.

3. Estendi la espirazione più a lungo della inspirazione

4. Inspira, trattieni il respiro, espira, tutto per lo stesso numero

5. Contatta i pensieri con gentilezza, umorismo e cordialità.


CORPO

1. Senti i tuoi sentimenti senza nominarli, analizzarli o pensando a loro.

2. Focalizza l'attenzione su tre parti del corpo: pancia, cuore, testa ( "cervello trino": rettile / istintuale, mammiferi/emozionale, neocorteccia/ intuitiva).

3. Rilassa i muscoli; consenti l'apertura, la morbidezza e la flessibilità nella tua   postura.

4. Pratiche mente-corpo. Rilassa i muscoli (ad esempio, occhi, lingua, mascella, spalle, braccia, pancia). Apri la postura (ad esempio, torace aperto e le braccia, dire "Ahhhhh").

Allinea l'equilibrio attorno alla colonna vertebrale .


BISOGNI

1. Respirare in tre centri del corpo (pancia, cuore, testa).

2. Connetti i Bisogni con i centri corpo.

Benessere (pace) sostegno, sicurezza, ordine

Connessione (amore) - cura, comprensione, comunità

Auto-espressione (gioia) -libertà, onestà, senso

3. Focus su un'immagine positiva (chimica che cambia) per ogni centro del corpo.
4. Immagina i Bisogni pienamente e completamente soddisfatti.

 5. Pratica di gratitudine: Celebra tutti i bisogni  soddisfatti nella tua vita. Piangi tutti i bisogni che non sono attualmente soddisfatti.

 6. Inspira la sofferenza di te degli altri, del mondo; espira la pace, l'amore, la gioia, la felicità, il benessere, la connessione, l'espressione di sé.


[1]   Ho trovato un utile allenamento a “lasciare che accada”nelle meditazioni guidate di Pier Giorgio Caselli


[1]   Acronimo di Comunicazione Nonviolenta

[2]   Vedi  autoconnessione  estesa di Lasater in appendice.

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