La danza degli opposti
di Luisita Fattori
“Cercare di vivere senza ironia, senza la consapevolezza dei paradossi che ci circondano, senza la capacità di ridere anche o soprattutto di noi stessi, significa contraddire l’universo stesso”
Un paradosso, dal greco παρά (contro) e δόξα (opinione), è, genericamente, la descrizione di un fatto che contraddice l'opinione comune o l'esperienza quotidiana, riuscendo perciò sorprendente, straordinaria o bizzarra; un ragionamento che appare lineare, ma che porta ad una contraddizione. Il paradosso è un potente stimolo per la riflessione (Wikipedia). Interroga la nostra capacità di discernimento e rivela i limiti di alcuni strumenti intellettuali per il ragionamento e spesso ci fa ridere.
E’ interessante osservare come il buddhismo zen affidi l'insegnamento della sua dottrina ai kōan, indovinelli paradossali. Anche nel Vangelo troviamo Gesù che ama accompagnare il suo parlare con immagini paradossali come la pietra scartata dai costruttori che è divenuta testata d’angolo, gli ultimi saranno i primi, il più piccolo dei semi che diventa un grande albero, il seme che in terra muore e porta molto frutto, dare da mangiare agli affamati è dare da mangiare al Creatore, l’inno delle Beatitudini è un paradosso continuo, ad esempio beati quelli che sono nel pianto… questo linguaggio è come se ridestasse l’attenzione e l’intelligenza del cuore di chi sta ascoltando. Matthew Fox in “In principio era la gioia” scrive che “il raccontare storie è più delle parole, si tratta piuttosto di parole messe al servizio delle storie, e quindi di immagini della nostra vita”.
Se andiamo verso Oriente troviamo lo Ying e lo Yang, i due principi opposti e complementari che il Tao contempla; sono i principi alla base del sistema energetico nel nostro corpo e dell’universo intero secondo la visione taoista. I due principi sono tra loro apparentemente opposti e al contempo complementari come la notte al giorno, il caldo al freddo, l’alto al basso, il concavo al convesso, il pieno al vuoto, il maschile al femminile, il buio alla luce e così via... Nel famoso simbolo del Tao è interessante osservare che queste due forze non sono ferme o statiche ma sono in continuo movimento, trovano equilibrio e armonia attraverso il movimento e l’alternanza delle due: è come una danza senza fine.
Prendersi il tempo di guardare, giocare e danzare i nostri paradossi e gli opposti in noi sia livello personale che come specie può innescare la nostra risata. Ridere è un modo per lasciare andare se stessi e “croccare” di vitalità. Per molti scienziati le funzioni del ridere sono ben quattro: immunostimolante, euforizzante, antidolorifico/analgesico e calmante. Mi piace a questo punto portare un parallelismo tra umiltà e umorismo. Umiltà da humus, terra, è la capacità di cogliere il proprio limite, con la coscienza della continua possibilità di crescita. Essere umili vuol dire essere più vicini alla terra, riconoscere che siamo costituiti della stessa sostanza di chiunque altro. Il pedagogista Paolo Mottana intuisce un senso dell’umiltà in questa terrestrità e abbozza un’ipotesi interessante: forse ciò che nasce per effetto di questo è l’umorismo? “L’umorismo sposta, destabilizza, e fa sentire ognuno a casa propria, cogliendo la bellezza e la fatica dell’esistenza senza esserne sprofondato e annichilito”.
“Ridere apre l’anima al suono delle cose”
In molti miti antichi si trova un legame tra risate e nascita o rinascita. Anche in ambito cristiano è stato ritrovato il racconto di una genesi parallela, riportata in un antico papiro alchemico (di scuola neoplatonica) del II° secolo d.C.. Il papiro ci fa giungere l’ipotesi del Riso divino creatore di vita. Un anonimo studioso annota:
… appena Dio sorrise nacquero sette dèi che governarono il mondo: appena scoppiò a ridere nacque la luce…Scoppiò a ridere una seconda volta e apparve l’acqua… Al settimo giorno che rideva apparve l’anima…
Dopo una risata cosmica Dio stacca un pezzo da sè e lo trapianta nel genere umano.
Ora in questo nostro tempo storico segnato dolorosamente dalla polarizzazione e dalla divisione tra opposte visioni/interpretazioni, in cui sembra che si debba essere o da una parte o dall’altra, vedere o bianco o nero, come non esistessero più le scale di grigi, vogliamo soffermarci a dare nome, giocare, ridere, danzare con i nostri opposti sentendo la forza e l’energia che si può sprigionare dai paradossi. Proponiamo come Spiritualità del creato un seminario esperienziale in 4 serate (tutti i venerdì di febbraio dalle 20.30 alle 22.30 online) in cui riscoprire la coesistenza a volte paradossale degli opposti, osservando la natura, il cosmo e le nostre vite. Attraverso il contatto con la natura, l’arte come meditazione, la pratica della mindfulness, la poesia, il gioco, la danza e la risata, incontreremo il percorso indicato da Matthew Fox per riscoprire “la regola del paradosso e dell’ironia” (Matthew Fox, La spiritualità del creato. Manuale di mistica ribelle, Gabrielli editore).
“Siamo creature dialettiche, sia divine che animali, e in questo c’è grande gioia e grande ironia. In questo stanno le fondamenta di tutta la nostra esistenza spirituale: noi siamo lo scherzo di Dio, siamo animali divini. Se solo sapessimo ridere di noi stessi e delle nostre opere, per esempio delle nostre ideologie, dei nostri miti e giochi, così come delle nostre nazionalità, delle nostre differenze e dei nostri “scopi nella vita”, che spesso prendiamo tanto sul serio!”. (Matthew Fox, Compassione. Spiritualità e giustizia sociale, Claudiana)
Per ulteriori info potete visitare il sito www.spiritualitàdelcreato.org e per l’iscrizione mandare una mail a info@spiritualitadelcreato.org